POTERI D’INDAGINE DI BANCA D’ITALIA E CONSOB E DIRITTO AL SILENZIO

La Corte costituzionale con sentenza n. 84/2021 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 187-quinquiesdecies del D. Lgs. n. 58 del 1998 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria), “nella parte in cui si applica anche alla persona fisica che si sia rifiutata di fornire alla Banca d’Italia o alla CONSOB risposte che possano far emergere la sua responsabilità per un illecito passibile di sanzioni amministrative di carattere punitivo, ovvero per un reato”.

La questione sottoposta alla decisione della Corte nasceva dal caso di un amministratore di società destinatario di una sanzione pecuniaria per non avere risposto alle domande della CONSOB su operazioni finanziarie sospette da lui stesso compiute. La vicenda arrivava all’attenzione della Corte di Cassazione, che nel 2018 sollevava questione di legittimità costituzionale dell’articolo 187-quinquiesdecies. Con ordinanza n. 117/2019 la Consulta – preso atto che il diritto unionale stabilisce, a carico degli Stati, l’obbligo di sanzionare la mancata collaborazione con le autorità di vigilanza sui mercati finanziari – chiedeva alla Corte di giustizia dell’Unione europea se, ai sensi e per gli effetti del diritto unionale, quest’obbligo dovesse operare anche nei confronti di chi sia sospettato di aver commesso un illecito, e se in tali ipotesi il predetto obbligo fosse compatibile con il “diritto al silenzio” riconosciuto oltre che dalla Carta Costituzionale italiana, anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dal diritto internazionale. La Corte di Lussemburgo con la sentenza del 2 febbraio 2021, causa C?481/19, dopo aver chiarito che il diritto al silenzio fa parte dei principi dell’equo processo affermati dalla CEDU, ha sancito che siffatto diritto opera anche nell’ambito dei procedimenti amministrativi che conducono all’applicazione di sanzioni aventi carattere punitivo, come quelle previste nell’ordinamento italiano per l’illecito amministrativo di abuso di informazioni privilegiate.
Con la sentenza n. 84/2021 la Corte Costituzionale ha riconosciuto che l’interpretazione della disciplina comunitaria fornita dalla Corte di giustizia collima con la propria ricostruzione sulla portata del diritto al silenzio, in armonia con la CEDU e il Patto internazionale sui diritti civili e politici. Conseguentemente, dal diritto al silenzio discende l’impossibilità di punire una persona fisica che si sia rifiutata di rispondere a domande, formulate in sede di audizione o per iscritto dalla Banca d’Italia o dalla CONSOB, dalle quali possa emergere una sua responsabilità per un illecito amministrativo o penale. La Consulta ha, ad ogni modo, precisato che il riconoscimento del diritto al silenzio non giustifica comportamenti ostruzionistici che cagionino indebiti ritardi allo svolgimento dell’attività di vigilanza della CONSOB, come il rifiuto di presentarsi ad un’audizione prevista da tali autorità, ovvero manovre dilatorie miranti a rinviare lo svolgimento dell’audizione stessa. Né, prosegue la Corte, il diritto al silenzio può legittimare l’omessa consegna di dati, documenti, registrazioni preesistenti alla richiesta della CONSOB, formulata ai sensi dell’art. 187-octies, commi 3 e 4, del D. Lgs. n. 58 del 1998.

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