La quinta sezione panale della Corte di Cassazione, con sentenza del 2 maggio 2022, n. 17094, ha ribadito il principio di diritto secondo cui “in tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale, ai fini della configurabilità del concorso dell’amministratore c.d. ‘testa di legno’, per omesso impedimento dell’evento, è necessario che, nel quadro di una specifica contestualizzazione delle distrazioni in rapporto alle concrete modalità di funzionamento del consiglio di amministrazione, emerga la prova, da un lato, dell’effettiva conoscenza di fatti pregiudizievoli per la società o, quanto meno, di “segnali di allarme” inequivocabili dai quali desumere l’accettazione del rischio – secondo i criteri propri del dolo eventuale – del verificarsi dell’evento illecito e, dall’altro, della volontà – nella forma del dolo indiretto – di non attivarsi per scongiurare detto evento”.
Secondo la Suprema Corte – che ha confermato la pronuncia dei giudici di merito, dichiarando inammissibili i ricorsi – tali requisiti erano ravvisabili nelle circostanze che avevano portato, nel caso di specie, il soggetto ad assumere la formale amministrazione della società, quando era già evidente la situazione di crisi della impresa; l’emissione, a ridosso del fallimento, di assegni privi di causale; il ricorrente era inoltre certamente in possesso di cognizioni minime per rendersi conto della assenza totale di un titolo giustificativo quando era stato versato il denaro sottraendolo alle casse sociali.